Quando qualcosa nella nostra vita non ci fa stare bene, è naturale concentrarsi su ciò che vediamo più chiaramente: una difficoltà nella relazione, un’insoddisfazione sul lavoro, una situazione che continua a ripetersi, un periodo di stanchezza o tensione, una difficoltà che percepiamo anche nel corpo.
Nel mio lavoro non mi fermo alla manifestazione che la persona porta, ma cerco di comprendere la persona nella sua interezza e ciò che sta vivendo, considerando pensieri, emozioni, corpo, comportamenti, relazioni, storia personale, famiglia e contesto di vita. Non significa cercare necessariamente una causa unica, ma osservare i diversi elementi e le possibili connessioni tra loro per comprendere meglio la situazione.
Comprendere cosa sta succedendo
Si parte da ciò che stai vivendo e dalle domande che quella situazione porta con sé: cosa sta succedendo, quali elementi possono contribuire a mantenerla, cosa è cambiato, cosa continua a ripetersi, quali aspetti della tua esperienza possono essere collegati tra loro.
A seconda della persona e della situazione, possiamo quindi esplorare dimensioni diverse. Non applico una lettura prestabilita: è ciò che emerge durante il lavoro a orientare le domande, le prospettive da approfondire e gli strumenti che possono essere utili.
Guardare la persona nella sua interezza
Una situazione non riguarda quasi mai un solo aspetto della persona. Quello che vivi può coinvolgere contemporaneamente il modo in cui pensi, ciò che provi, il tuo corpo, le tue abitudini, le relazioni, la tua storia personale o il contesto in cui ti trovi.
Per questo considero questi diversi livelli senza separarli rigidamente. L’obiettivo è avere una visione più ampia di ciò che sta accadendo, senza ridurre la persona al problema con cui arriva.
Comprendere non è il punto di arrivo
Capire cosa sta succedendo è importante, ma non sempre è sufficiente. Puoi comprendere perché una situazione si è creata o perché continua a ripetersi senza riuscire, per questo solo fatto, a viverla diversamente.
Per me è importante quindi collegare la comprensione a ciò che puoi concretamente fare: cosa può essere utile modificare, sperimentare, scegliere o guardare da un’altra prospettiva. Non con l’idea di avere una soluzione pronta, ma per creare possibilità che possano tradursi nella tua vita reale.
Non lavoro nello stesso modo con tutti
Non credo che una persona debba adattarsi a uno strumento o a un metodo prestabilito.
Il mio lavoro comprende competenze e strumenti diversi, tra cui Counseling, Coaching e Kinesiologia, insieme ad altri approcci che ho studiato nel corso degli anni. Non sono però gli strumenti a definire ciò che facciamo: sono al servizio della persona e di ciò che emerge.
In alcuni casi può essere utile soprattutto il dialogo e l’esplorazione di ciò che stai vivendo; in altri può essere importante lavorare sulle possibilità, sulle scelte o sugli obiettivi; in altri ancora può avere senso considerare anche la dimensione corporea o utilizzare prospettive differenti.
Non mi interessa arrivare soltanto a un “adesso ho capito”.
Mi interessa che ciò che comprendiamo possa avere una ricaduta concreta sul modo in cui vivi una situazione: sentirti più tranquilla, vedere una possibilità che prima non vedevi, riconoscere una risorsa, fare una scelta diversa, affrontare ciò che stai vivendo con maggiore consapevolezza.
Stare meglio non è una promessa né un risultato garantito: è la direzione verso cui orientare il lavoro, partendo da ciò che per te oggi non funziona o non ti fa stare bene.
Il mio ambito professionale
Svolgo la mia attività nell’ambito delle professioni non organizzate in ordini o collegi, ai sensi della Legge 4/2013, nel rispetto del relativo quadro deontologico e dei limiti propri della mia professione.
Il mio lavoro è rivolto all’ascolto, al supporto, alla consapevolezza e all’accompagnamento della persona nelle situazioni personali, relazionali ed evolutive che desidera affrontare.
Non effettuo diagnosi, non tratto patologie, non curo malattie e non svolgo attività riservate alle professioni sanitarie, psicologiche o psicoterapeutiche. Il mio intervento non sostituisce diagnosi, trattamenti o percorsi sanitari, psicologici o psicoterapeutici quando necessari.
Quando una situazione richiede competenze che esulano dal mio ambito professionale, ritengo importante che la persona si rivolga alle figure professionali competenti.