Written by

Contagious: necrosi fittizie e trasformazione romanzata

Blog| Views: 114

Una telefonata all’interno di una giornata qualunque in una città che non è più una qualunque: in tutto il mondo infatti una piaga che necrotizza i tessuti e trasforma le persone in quelli che vengono definiti zombie ha forzatamente rivoluzionato le primarie necessità della popolazione.

Tra questi, c’è anche la famiglia di Maggie – che alza il telefono – e del papà Wade, che riceve la chiamata che un padre in quel mondo non vorrebbe mai ricevere. Un morso, un attacco, e l’orologio inizia a scandire un conto alla rovescia che va da un semplice malore all’ineluttabile momento in cui anche Maggie diventerà una degli altri. Un pericolo per la sua stessa famiglia. Dietro un dramma dalle necrosi fittizie e dalla trasformazione romanzata si nasconde un cuore che batte ad un ritmo universale, quello del rapporto padre-figlia e la gestione di una malattia terminale. Henry Hobson riesce a creare un sottotesto comunicativo che raggiunge lo spettatore, e che si spinge benissimo al di là della finzione per arrivare a toccare sentimenti più primari. Ne viene fuori un dramma meno horror ma più umano, dove l’intento non è raccontare una terribile visione post-apocalittica fine a se stessa quanto piuttosto il dramma di un nucleo familiare, in cui la trasformazione in zombie di Maggie non è altro che la nota primaria. A favore di questa visione si spinge la regia di Hobson, che si concentra ossessivamente sui volti e sui dettagli, con primissimi piani che non lasciano spazio al mondo esterno. Il mondo devastato dalla piaga zombie non fa parte di ciò che il regista vuole raccontare, e per questo non vi si concentra, regalando al contrario molto più tempo a soffocanti interni e ad altre famiglie, senza lasciare spazio al superfluo.

Per la riuscita di una visione così chiusa sui personaggi le interpretazioni diventano fondamentali, ed in Maggie non deludono: Arnold Schwarzenegger si sfila i panni di uomo d’azione per entrare in quelli di amorevole padre, mentre Abigail Breslin lascia i concorsi di Little Miss Sunshine e dimostra una notevole crescita non solo fisica ma anche professionale. I due riescono a portare avanti la narrazione con interpretazioni convincenti, nel caso della Breslin sicuramente con l’aiuto del reparto make-up, incastrando un passo a due padre-figlia che si fa partecipativo e commovente soprattutto nelle battute finali. Schwarzenegger sorprende, riuscendo a comunicare spesso solo con uno sguardo senza intaccare la sua prestanza fisica, che pur rimanendo minacciosa sembra farsi in presenza della figlia quasi avvolgente, protettiva.

Nonostante le ottime intenzioni tuttavia, va riconosciuta nel complesso a Contagious – Epidemia Mortale una mancanza di dinamicità che potrebbe infastidire lo spettatore e portarlo a non trovare una vera novità all’interno di un genere già ipersfruttato. A dispetto dell’ottima base, infatti, la lavorazione nel complesso rimane ancora debole, priva di un buon equilibrio tra azione e riflessione, eccessivamente centralizzata all’interno del binomio Maggie/Wade. Ne risultano parecchi cliché melodrammatici che disturbano l’armonia e portano la pellicola a deragliare leggermente, finendo per diventare un’occasione sprecata per qualcosa di più grande e fermandosi invece ad essere un buon – ennesimo – film su una tematica già conosciuta.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *