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Allied: l’inganno è un’arte e l’amore una menzogna

Articoli pubblicati, Movieplayer| Views: 55

L’amore è un campo di battaglia: quello tra Max (Brad Pitt) e Marianne (Marion Cotillard) è fatto di sguardi di trincea e tocchi di pistola, scorre al ritmo di una raffica di pallottole ed è colorato dal sangue delle loro vittime.

Nasce e cresce nello spazio di un inganno, si congiunge in un amplesso nascosto dalla sabbia e non riesce mai, in nessun modo, a conoscere la limpidezza della verità. Max e Marianne girano le spalle ai cadaveri della loro vita precedente e sognano un mondo di pace che tuttavia, come in ogni relazione, non riesce ad esistere. La guerra diventa così un tormentato passo a due, una metaforica campagna militare tra due nazioni umane diverse e claudicanti, che in un instabile e sfocato contorno declinano il loro dramma familiare intimo e dolorosissimo.

Allied è, banalmente e superficialmente, una suggestiva storia d’amore che profuma di vecchia Hollywood e suggestiona lo spettatore nostalgico. Dietro il velo dell’apparenza però c’è un cinema, quello di Robert Zemeckis, che sa perfettamente come costruire un’ottima copertura nascondendo una struttura molto più complessa. Al servizio del suo castello degli inganni c’è la sua prima vera storia d’amore, che offre al padre di Ritorno al futuro l’occasione per stratificare ancora di più il suo racconto su pellicola e per dare allo spettatore un elemento così certo e banale da risultare granitico – quando granitico, il cinema di Zemeckis, non è affatto. Il regista si innamora degli sguardi innamorati e li tradisce con i tradimenti, si inserisce come un’ombra nella coppia e diventa un terzo elemento onnipresente.

La recensione integrale è stata pubblicata su Movieplayer.

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